2016 January-February; 37(1): 5. ISSN: 1971-145X
Published online 2016 May 4.

Prof. Andrea Salvati

Giorgio Di Matteo

 

È scomparso a Roma, il quindici gennaio di quest’anno, Andrea Salvati.

Non è difficile scrivere di un uomo considerato amico che non c’è più, frequentato da molto tempo e seguìto a lungo nella sua attività di lavoro. Ho avuto infatti l’opportunità di ben conoscerlo come interprete non comune dell’essenza e delle esigenze della sua professione che si è realizzata in chiare fasi successive di impegno e di laboriosità.

Nato a Bari nel 1932, laureato in Medicina e Chirurgia nel 1956 alla Sapienza, si specializza in Chirurgia Generale e in Ostetricia e Ginecologia e consegue nel 1964 la libera docenza in Semeiotica Chirurgica. La sua vitale pulsione conoscitiva insieme a un ponderato slancio commerciale lo spinge, nel 1968, a entrare nel campo dell’editoria e dell’organizzazione congressuale mediche adottando mentalità e cogliendo realtà nuove. Nasce così il CIC. A questa impresa dedica una vena creativa che non è mai venuta meno e rivolge un’attenzione diuturna con volontà e costanza. Dimostra chiaroveggenza e un certo saggio ottimismo ed è convinto che la forma debba adeguatamente corrispondere alla funzione; in particolare, che i testi, i periodici e i congressi di medicina, se opportunamente scelti, curati e integrati nell’era attuale, irresistibilmente tecnologica, rappresentano uno strumento irrinunciabile di scandaglio e di inventario per l’attualizzazione e la progressione delle conoscenze scientifiche.

Nel 1978 esposi a Salvati un progetto forte: la creazione di una nuova rivista, proprio il nostro “Giornale di Chirurgia - Journal of Surgery”. Egli condivise l’ambizioso obiettivo e quanto era stato giudicato difficile e quasi avventuroso si rivelò presto un vivo contributo culturale serio e aggiornato ed ottenne, nel tempo, larghi consensi e ulteriori miglioramenti.

L’intuito di Salvati e l’incalzante tenacia lavorativa (si può dire che non sia mai andato in pensione) vengono premiati da progressivi successi sia nel campo dell’editoria sia in quello dei modelli organizzativi congressuali per i quali attentamente sceglie e cura tipologie e ingranaggi. Nel quadro di queste due attività di servizio culturale e sociale, egli è stato uno dei pochissimi ad approdarvi provenendo da una vocazione e da una qualificazione mediche meritoriamente coltivate, e non per breve periodo, a pieno titolo.

Nei suoi Collaboratori ha promosso con l’esempio la voglia di essere vitali ed è riuscito a trasfondere cultura e gusto del lavoro ben fatto. Ha indotto la consapevolezza dell’impegno collettivo quale strumento di successo di un’azienda evocandone la coscienza della produttività con avveduti livelli di analisi. Ne ha avuto di ritorno impegno, efficienza e disciplina, rapporto di chiarezza e di fiducia, reciproco sostegno.

Da qualche tempo due dei suoi figli, Raffaele e Maria Luisa, hanno preso in mano le redini della casa editrice e dei congressi, osservando con alacrità e solerzia le linee guida della tradizione paterna.

Io credo che, nonostante i tempi grigi, l’aderenza ai congegni e ai piani di mantenimento e di sviluppo indicati da Andrea e la sana regolamentazione del lavoro saranno in pieno raccolti e possibilmente potenziati, tenendo in conto che “i giovani hanno il vantaggio di vedere più lontano perché salgono sulle spalle di coloro che li hanno preceduti” (Bernardo di Chartres).