G Chir Vol. 33 - n. 11/12 - p. 369

November-December 2012

 

 

 

1° Congresso Nazionale “Unità e Valore della Chirurgia Italiana”

… a luci spente

 

 

Faccio seguito all’editoriale pubblicato nel numero di Agosto-Settembre per esprimere alcune riflessioni a caldo sul Congresso “Unità e Valore della Chirurgia Italiana” tenuto a Roma, all’Auditorium, dal 23 al 27 settembre 2012. Come è noto questa manifestazione, al segno dell’originalità e con finalità multiple, accomunava paritariamente ben diciannove Società Chirurgiche nazionali in un’unica espressione scientifica e professionale nell’occasione della cadenza biennale del Congresso della Società Italiana di Chirurgia da tenersi a Roma, appunto, nel 2012. Nel mio editoriale si augurava un’armonia collaborativa in uno spirito di unità sostanziale in conto non solo e non tanto delle necessità organizzative di concentrazione scientifica ed economica quanto di una volontà consapevole per un’intesa collegiale più condivisa. A questo fine si invitava, più o meno esplicitamente, a non considerare, oltre i limiti giustamente identitari, i ruoli differenti, le estrazioni e i vari àmbiti e attività professionali delle diverse “componenti” societarie e dei loro membri, ma piuttosto, per quanto possibile, a tenere una posizione equilibrata e chiaramente collaborativa al fine prevalente del successo e del progresso di una superiore istituzione associativa. A luci spente vogliamo tirare le somme della forma e dello spirito della manifestazione e sentiamo di poter rendere atto agli ideatori e agli organizzatori del successo di questa formula integrata e di fatto ampiamente partecipata da tutta la comunità chirurgica italiana. La scelta della sede è stata innovativa e propriamente adeguata per le sue caratteristiche ambientali e tecniche. La sobria cerimonia inaugurale ha avuto una sola e fondamentale voce politica: la partecipazione del Presidente Giorgio Napolitano con l’intervento tecnico del Ministro della Salute. Già questo, di per sé, ci è apparso elemento neofondativo e unitario. Il programma scientifico, elaborato da una commissione plurisocietaria, è stato frutto e combinazione di novità ed esperienze nelle molteplici aree disciplinari regolate secondo un regime di collaborazione bilanciata e specifica.

Nelle imponenti sale e nelle aule minori sono stati selezionati, per valore di originalità e di aggiornamento – tra i primi dai giovani chirurghi – ricerche ed esperienze con la formula dei “podium presentation”: le “consensus conference” hanno trattato e discusso rilevamenti e valutazioni; le “decision making” si sono fondate sulla dinamica e sui risultati dei processi formativi diagnostici per stabilire le conseguenti scelte chirurgiche nelle patologie d’organo e di sistema; le tavole rotonde sono state le sedi di incontri autentici e vivaci; le letture, affidate all’inevitabile centralità dei migliori esperti, i numerosi “video forum” dedicati agli addestramenti tecnici. Altre attuali tematiche hanno riguardato natura e tempi per la formazione del chirurgo, l’uso della ricca strumentazione tecnologica, certi modelli di valutazione organizzativa negli ospedali, l’“assicurabilità” ed altro. La partecipazione dei chirurghi è stata larga e costante, l’uditorio preparato ed attento. Fin qui della forma. Lo spirito è stato nuovo. Le diverse Società non hanno perso d’identità, che non è una finzione perché motivata dalla storia, dalle finalità tematiche, dai diritti di collettività, da specifici rapporti internazionali. Da questa diversità si è arricchita la discussione, si sono manifestati ed evoluti i sentimenti di comunità, si sono create delle riaggregazioni, si è lavorato per proporre nuovi temi e obiettivi comuni sulla base di una riflessione unitaria non tanto di classe ma di pensiero e di realismo.

In questo quadro ci è sembrato di cogliere una sorta di combinazione inedita di propositi, interazioni e amalgame societarie e personali al di là di sigle e classificazioni. È declinata una certa sacralità elitaria – un congresso, quindi, senza demiurghi – a favore di coesione e animazione sociale che solo si possono costruire su delicati accordi, libertà e parità di confronti, volenterose percezioni, vive comuni prospettive.

Il merito promotore e organizzativo va alle decisioni del consiglio direttivo della S.I.C., guidato dal presidente in carica Gianluigi Melotti, ed ai presidenti past e incoming, Enrico De Antoni e Giorgio De Toma, alla volontà delle Società partecipanti, alla progettualità e all’articolazione pratica del comitato tecnico-scientifico e, naturalmente, all’impegno dei due presidenti Adriano Redler e Vincenzo Blandamura.

Dalla somma degli intenti e dell’attività di ciascuno possa sorgere una proficua collaborazione e memoria comune. Arrivederci dunque al secondo Congresso Unitario del 2014, a Roma.

 

Giorgio Di Matteo

Editor-in-Chief