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Antonino M. GRANDE

IL TRAPIANTO DEGLI

ORGANI TORACICI

Riflessioni di un chirurgo

Piccin, Padova, 2010

 

Non vi aspettate, lettori, un mero testo di tecnica chirurgica e nemmeno un tomo specialistico scarsamente intelligibile ai non addetti ai lavori. Non temete neanche la politicizzazione di problemi etici connessi ai trapianti e alla fine della vita, non le argomentazioni assiomatiche oppure esclusivamente teoriche e tanto meno una elaborazione trattatistica grigia e compatta o una presentazione manichea dei problemi.

Si tratta, invece, di una compendiosa e seria operetta che raccoglie ed esamina le riflessioni intense e le ragioni profonde di un chirurgo dedicato ai trapianti che si è formato nel Texas Art Institute alla Scuola di Denton A. Cooley, ed attualmente lavora a Pavia nel gruppo di Mario Viganò.

Tutte le valutazioni dell’Autore derivano dalle componenti essenziali della viva e personale esperienza e sono quindi collegate dal filo conduttore tematico dei propri interessi scientifici e clinici prodotti dall’osservazione di trapianti di cuore e polmone. I quindici capitoli, tutti attraversati da una fitta rete di riferimenti congrui ed omogenei, costituiscono un vasto repertorio di tradizione e di attualità: scompenso cardiaco, cenni di tecnica chirurgica, indicazioni al trapianto di cuore e polmoni, terapia antirigetto, donazione di organi, morte cerebrale, commercio di organi, consenso informato, rischi e complicazioni, ritrapianto e xenotrapianto, futuro dell’attività trapiantologica…

Ne risulta una composizione aperta aggiornatissima, proficuamente utilizzabile non solo per chi voglia scegliere questa nobile branca della chirurgia ma anche da chirurghi “generalisti” per una messa a punto culturale, e per la preparazione conoscitiva di medici, malati, parenti di malati e donatori, così come auspica in presentazione il senatore Gerardo D’Ambrosio, illustre trapiantato con soddisfazione e successo (Giorgio Di Matteo).

 

 

Antonio MOLFESE

IL MEDICO CONDOTTO

Storia dell’assistenza sanitaria

sul territorio prima e dopo

l’unità d’Italia - 2 volumi

CIRM Centro Internazionale RadioMedico,

Roma, 2008

 

La condotta medica è un’antica e apprezzata istituzione italiana conformata in origine sugli ideali di assistenza sanitaria territoriale gratuita, che si è sviluppata in senso moderno ad opera e per merito degli stati promotori, specie di quello Pontificio e, in seguito, dal 1871, del Regno d’Italia che emanò, per il suo riordinamento, leggi, decreti, disposizioni, norme e capitolati fondandoli su basi giuridiche ed esigenze reali. Nel recente passato i medici condotti erano, di fatto, impiegati comunali che si impegnavano a curare gratuitamente i cittadini poveri a domicilio (prevalentemente) e in ambulatori svolgendo anche “attività sanitarie generali più ampie” come quelle di “ufficiali sanitari” e di custodi e gestori di armadi farmaceutici nei loro studi decentrati in povere e lontane frazioni. Essi non avevano modo di esercitare al contempo attività privata perché – di fatto – una larghissima percentuale di popolazione era considerata d’ufficio non abbiente e l’assistenza richiesta dai pochi non iscritti all’“elenco dei poveri” veniva volontariamente prestata a titolo di amicizia o di dovuta cortesia. I medici condotti erano e diventavano professionisti di molteplice esperienza, per lo più senza alcuna specializzazione formale, in tempi in cui esistevano scarse e primitive tecniche diagnostiche, e hanno conosciuto e curato con coscienza ed opportuni interventi, fino alla metà del secolo scorso e anche oltre, malattie di varia gravità ed evoluzione, alcune delle quali oggi obsolete anche per il loro contributo di osservazione e di studio.

L’Autore ha compiuto una ricerca formidabile nella selva giurisdizionale antica e moderna riguardante l’istituzione così meritoria delle condotte mediche, ne identifica ed illustra le fasi cronologiche, ne interpreta gli effetti e ne trasmette al lettore un quadro complessivo, storico ed esauriente, corredandolo infine di una gran quantità di vividi racconti e fresche considerazioni da parte di medici condotti, coinvolti nello spirito dell’opera, che vanno al di là della cronaca e della piccola storia per configurare gli elementi di un mirabile campo irrepetibile di etica e di lavoro dedicato all’assistenza sociale (Giorgio Di Matteo).

 

 

Giuseppe RESCIGNO

LA SCUOLA MEDICA SALERNITANA

Tra storia e leggenda

Tavole di Antonio Pannullo

Edizioni Gutenberg, Penta (SA), 2005

 

È una storia per fumetti concisa ma analiticamente concentrata su episodi e personaggi considerati fondamentali nello sviluppo della prima documentata Scuola Medica in Italia, a Salerno, basati soprattutto sulle conquiste culturali di quattro civiltà, l’ebraica, l’araba, la greca e la latina. In una settantina di pagine in bianco e nero di formato tipografico medio-grande assistiamo alle cronache di questa Scuola solo in parte romanzate, narrata a disegni e “nuvolette”, durata molti secoli di florida e meno florida attività.

La scelta di illustrare epoche e avvenimenti significativi, la loro sintetica presentazione, le notizie sulle formule organizzative e didattiche e un’originale ricerca sui medici laureati dal Collegio Salernitano dal 1585 al 1690 sono dovuti a Giuseppe Rescigno mentre la grafica animata è opera di Antonio Pannullo.

Il fumetto per definizione è “lieve” – come ricorda in premessa l’Autore – ma questa piccola deliziosa opera dimostra come, anche nella “lievità” e nell’incertezza storica, si possa comunque arrivare alle sponde della cultura ed interessare i giovani (e i meno giovani) (Giorgio Di Matteo).